Dieci Domande a: Andrea Di Capua

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Per la categoria “italiani che vivono all’estero oggi parliamo con Andrea Di Capua, 35 anni, ingegnere con un master in Project Management che vive e lavora a Vienna, in Austria, dal 2008.
È sposato, ha un gatto, gli piace leggere e fare vela, giocare a calcio e adora viaggiare, cosa che cerca di fare il più possibile.
Se volete conoscerlo meglio questo è il suo profilo Linkedin.

Intanto ti ringrazio subito per la disponibilità e ti do il benvenuto su questo blog. Dato che questa è una di quelle interviste a italiani che vivono o hanno vissuto all’estero, la prima domanda è di rito: come mai hai scelto di trasferirti in Austria?

Per amore, come nella più classica delle situazioni. Certo che anche dal punto di vista professionale spostarsi è stato di aiuto, quindi si potrebbe dire che ho unito l’utile al dilettevole

Secondo questo articolo apparso su Linkiesta l’Austria sembra uno dei Paesi migliori per il lavoro. È tutto vero quello che si legge? Quali sono le tue esperienze in merito?

La mia esperienza personale conferma quanto scritto nell’articolo, almeno per la parte che ho potuto sperimentare sulla mia pelle. Attualmente sto cambiando lavoro, visto che la mia azienda sta chiudendo. Ho ricevuto il mio preavviso nemmeno 2 mesi fa e ho già trovato un nuovo lavoro. Se così non fosse stato, avrei avuto diritto ad una indennità di disoccupazione per circa 12 mesi, inclusiva di corsi di formazione o lingua (se necessario). La mancanza dell’Articolo 18 non è assolutamente un problema, anzi: le aziende, non sentendosi legate, normalmente offrono contratti a tempo indeterminato ai dipendenti, e sicuramente non hanno l’interesse a liberarsi di un dipendente esperto e addestrato se non per motivi molto gravi.

Spesso i Paesi esteri vengono indicati come modelli da seguire per quanto riguarda il welfare. Come valuti l’Austria in questo campo? Cosa c’è di meglio, o di peggio, rispetto all’Italia?

Entrambi i paesi hanno un sistema di welfare relativamente esteso se comparato ad altri paesi, soprattutto al di fuori dell’Europa.
Il sistema di welfare in Austria è paragonabile a quello italiano, ma con la differenza che quello austriaco realmente copre anche quegli aspetti del welfare che in Italia sono coperti solo in teoria (ad es. le cure dentistiche).

Ci sono anche altri due grandi campi che in Italia sono spesso indicati come bisognosi di riforme, ovvero la sanità e la previdenza sociale. Come funzionano in Austria?

In Austria ogni residente riceve una card munita di chip contenente tutti i dati personali e dell’assicurazione sanitaria a cui il residente è iscritto. In caso di bisogno ogni cittadino può rivolgersi alle strutture ospedaliere oppure a qualsiasi studio ambulatoriale privato, semplicemente registrandosi grazie a questa card. In questo modo si evitano lunghi periodi di attesa per ricevere terapie o visite specializzate, semplicemente perchè praticamente ogni struttura privata è “convenzionata”.
Dal punto di vista pensionistico in Austria si va in pensione a circa 66 anni, con un sistema di bonus/malus nel caso si decida di lavorare meno/più a lungo e una copertura media superiore al 75% dell’ultimo stipendio.

Come sono visti i flussi di immigrazione in Austria? Gli italiani che scelgono di trasferirsi li per vivere, come vengono trattati? È facile inserirsi nella società austriaca?

L’Austria è un paese con un’alta percentuale di immigrati, soprattutto dall’est europeo, dalla Turchia e dall’ex Yugoslavia. Considerato il numero ingente, l’accoglienza in media è buona, specialmente per coloro che provengono dall’Unione Europea e altri paesi del Primo Mondo.
A Vienna, in quanto capitale e capitale internazionale, è piuttosto facile inserirsi e la gente è di mentalità aperta, anche se abbiamo riscontrato qualche sporadico caso di rigidità mentale, soprattutto nelle strutture governative decentrate dove ancora prevale ogni tanto una visione burocratica e poco flessibile tanto cara al vecchio impero asburgico.

Alle ultime elezioni austriache la grande coalizione che è al potere ha retto mantenendo il potere, ma si è vista anche una discreta progressione del partito di ultradestra. Come pensi possa influire questo risultato sull’andamento del Paese?

L’FPO non è un partito di ultradestra (quello è il BZO), ma un partito di destra populista che cavalca una latente insoddisfazione per la massiva immigrazione (soprattutto turca) a scopi elettorali. In realtà è un partito comparabile ad una via di mezzo fra il PDL e la Lega Nord di oggi in Italia.

Invece della situazione politica italiana cosa ne pensi? A tuo modo di vedere, chi potrebbe rappresentare l’opportunità di riscatto per il Paese?

Una domanda a cui vorremmo tutti avere una risposta chiara. Io purtroppo non ce l’ho.
Posso però dirti chi, secondo me, non può rappresentare questa opportunità di riscatto: non possono farlo i partiti populisti, o perlomeno le correnti populiste sia di destra o di sinistra, questi partiti e politici si sono screditati internamente e internazionalmente e non possono più rappresentare un’interfaccia credibile.
Non possono farlo i partiti della protesta fine a se stessa, hanno avuto l’opportunità di provare a cambiare il paese (cambiarlo veramente, non battendosi per misure che fanno clamore ma impattano lo 0.001% del PIL nazionale) ma hanno preferito continuare a fare campagna elettorale all’opposizione.
Mi considero un moderato di sinistra, ma se si andasse alle elezioni domani considererei di votare il PD solo se vedessi grossi segnali di discontinuità con l’attuale dirigenza. Anche Fermare il Declino potrebbe essere un’alternativa.

A quali condizioni prenderesti in considerazione un ritorno in Italia?

Ad oggi, forse nessuna, ma non escludo che fra 10-15 anni ci siano le condizioni per tornare, sia economiche che sociali.

Siamo arrivati anche con te alle ultime due classiche domande: quali sono i tre personaggi, o le tre persone, che hanno segnato la tua vita?

Molto banalmente i miei genitori e mia moglie. Non sarei qui ora se non fosse stato per loro

E per chiudere: quale valore per te è il più importante?

La correttezza, ovvero che quel senso di responsabilità che fa considerare le proprie azioni non solo fine a se stesse ma anche sulla base delle conseguenze che hanno sugli altri.

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Categorie:Interviste

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