Sempre più pessimisti

È un po’ di tempo che non riporto qualche sondaggio, e ci sono alcune cose da mostrare di un certo interesse. Come ho sempre scritto nessun sondaggio va preso come oro colato, sono pur sempre indicazioni ottenute da un piccolo campione di persone, ma possono aiutare a individuare dei trend di pensiero.

La prima domanda riguarda la qualità della classe politica attuale:

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I risultati sono molto chiari: ogni caratteristica ha valutazioni più negative. Oggi sono più disonesti, più incompetenti, più arroganti, più immorali. È la rappresentazione perfetta del distacco che oggi viviamo fra politica e vita reale, fra noi cittadini e la “casta”.

Si chiede poi l’adesione ai valori della Costituzione e della resistenza:

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Qui in realtà vediamo un dato che è si in calo rispetto al alcuni anni fa, ma che mantiene ancora un livello superiore rispetto al dato della fine degli anni novanta. C’è stato un raffreddamento ma non un grave disamoramento.

Più interessante è questa domanda:

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Per gli italiani, la prima voce da affrontare sono le tasse: ed è una risposta quasi scontata per un Paese che ha una delle maggiori pressioni fiscali. A seguire, quasi a parimerito, c’è la lotta all’evasione fiscale e l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Le prime tre sono tutte voci di carattere economico, altro segno della grave crisi in cui viviamo ormai da diversi anni.

Questo è evidente anche da questa successiva domanda:

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Sempre più forte è la sensazione di regredire, sempre più debole è la sensazione che il Paese stia progredendo. Usando una sola parola si potrebbe dire che la sensazione è quella della decrescita: in una situazione in cui è vitale fare riforme per progredire, questa sensazione è un segnale di disperazione, di scoramento.

Declino che si evince anche da questo dato:

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Per l’81% degli intervistati il Paese è in declino, dato più alto negli ultimi anni. Un pessimismo forte, che sembra quasi non lasciare nemmeno spazio per la speranza di una ripresa a breve.

Lo possiamo notare anche da questo:

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Per il 75% delle persone le riforme sono destinate a cadere nel vuoto. Per i 3/4 delle persone intervistate, le riforme necessarie a risollevare il Paese o non verranno affrontate o saranno lasciate in sospeso, o peggio ancora saranno affrontate nel modo errato. In ogni caso, per loro queste riforme non ci saranno. E pensare che nel 2004 si era al 45%…

Interessate questa domanda:

Dal 2011 pare che gli italiani siano più ligi alle regole, con un dato calato dal 65% al 61%. Sarà stato merito degli ultimi governi? Mi è un po’ difficile dirlo, anche se personalmente penso che possano aver influito in minima parte, almeno a livello di percezione.

Discorso inverso se si parla di “propensione alla furbata”:

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In questo noi italiani ci confermiamo sempre a livelli alti. Per il 72% degli intervistati, se c’è l’occasione allora l’italiano prova a fare il furbo, fosse anche solo per saltare una coda al supermercato. Dato che era anche calato, macché dal 2007 è in continua crescita: un brutto biglietto da visita per tutti.

In tutta questa condizione di disagio, di furberia, di crisi, gli italiani di sentono meno sicuri:

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Appena il 31% si dice sicuro di fronte all’aumento dei fatti di microcriminalità. Solo nel 2011 era il 40% a esprimere sicurezza, in due anni il deterioramento di questa percezione è stato netto.

Queste valutazioni negative si riverberano anche riguardo ai giovani:

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Solo il 59% delle persone ritengono che i giovani potranno cambiare il futuro. Nel 2003 lo credeva il 73% delle persone, il 14% in più. Ecco tornare il pessimismo non solo per la condizione attuale ma anche per le evoluzioni future: un tunnel in cui non si riesce a vedere l’uscita.

Risulta lampante da questo dato:

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Appena il 26% degli intervistati afferma di poter avere un buon potere di modifica nell’indirizzo della propria vita. Lo pensa solo un quarto delle persone. Otto anni fa la percentuale di persone che lo pensava era praticamente doppia: oggi è assai più facile pensare di avere scarse, se non nulle, possibilità di intervento e di miglioramento. Ci si abbandona all’ineluttabilità della propria condizione.

Ineluttabilità è collegata infine anche a questo ultimo dato:

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Oggi solo il 37% delle persone sente di appartenere all’ormai mitico ceto medio. Nel 2000 a dirlo erano il 70% delle persone, anche qui un valore quasi doppio. Insicurezze sul futuro, deterioramento della condizione economica, ineluttabilità della propria condizione, sono tutti fattori che influiscono sulle nostre valutazioni, sul definirci e collocarci. Oggi, in generale, ci sentiamo tutti più poveri, più precari, con molte meno chance di poter migliorare le nostre condizioni e con prospettive future molto nebulose e fortemente incerte.

Praticamente nessuno di questi dati è confortante, tutti rimandano ad un pessimismo che continua lentamente a crescere e che sarà difficile da tirare via. Sono tutti segnali che nessuno può più ignorare, sono tutti segnali che dovrebbero essere affrontati con priorità da chiunque voglia candidarsi a cambiare questo Paese.

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Categorie:Sondaggi

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