Il club degli eterni insoddisfatti

Dopo gli avvenimenti della scorsa settimana il governo Letta è entrato ufficialmente in crisi, e stamattina andrà a chiedere un voto di fiducia ad entrambe le Camere. Il dubbio è se potrà ottenerlo al Senato, dove pare ci siano dei senatori del PdL pronti a non ascoltare i diktat di Berlusconi che invece vorrebbe far cadere il governo.

In tutto questo, in una politica che spinge sempre di più sul pedale dell’acceleratore (e non mi riferisco solo all’accelerata degli eventi), tutti pretendono che ogni leader politico prenda immediatamente una posizione. La cosa viene chiesta anche a Renzi, all’inizio gli si rinfaccia il silenzio, quando poi lunedì esce su Facebook con questa dichiarazione:

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Tutto sommato una scelta neutra, per lasciare spazio di manovra a chi è al governo senza dover aggiungere nuova legna ad un fuoco che già ne brucia abbastanza. Ovviamente nemmeno questo sta bene ai molti sempre pronti a criticarlo, tanto che c’è chi gli avanza pure delle accuse:

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Il “vigliacco chi tace” è davvero da vette epiche della comicità. Se avesse davvero taciuto, probabilmente sarebbe stato accusato di aver creato lui stesso la spaccatura in seno al partito avversario. Roba da fantascienza da parte dei complottisti e dei retroscenisti a tempo pieno: grazie di esistere.

Se non che Renzi viene convocato ieri a Roma da Enrico Letta, che ha avviato un piccolo giro di consultazioni prima del voto di oggi. Un modo per tastare il polso della situazione, per raccogliere informazioni e pareri dai principali leader. E Matteo Renzi, che all’apparato Pd piaccia o no, è ormai una componente molto importante del partito. Dopo il suo colloquio, sempre su Facebook appare questa dichiarazione:

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Ecco: vi ricordate quelli che prima criticavano la dichiarazione di Renzi? Son tornati alla carica anche dopo questa, affermando come fosse inconcepibile che ora prendesse una posizione. Ma zitti eh, guai a ricordargli che loro stessi si erano lamentati che lui non ne avesse presa nessuna! Che meraviglioso cortocircuito, che sublime delirio.
Soprattutto divertente è stato leggere di alcuni rimasti “molto indispettiti” da questa seconda dichiarazione, e non sto parlando di semplici elettori o supporter ma, diciamo così, di qualche “capo tifoso”. Quelli che, a vario titolo, collaborano coi candidati, quelli, per intenderci, che punzecchiano chiunque sulla necessità di confrontarsi sulle idee e non sul pettegolezzo, salvo poi infastidirsi e montare piccole polemiche su ogni singola parola detta: una concezione molto reazionaria stile anni cinquanta, quella del “fate quel che dico ma non fate quel che faccio”. Ma non dite subito “come i democristiani”, che loro ci tengono a non farsi etichettare in questo modo, salvo poi copiarne un pochettino i modi.

Il nervosismo serpeggia insomma, soprattutto nel Pd, anche in un momento in cui sarebbe abbastanza semplice dimostrare un minimo di unità per uscirne un poco più rafforzati. Ma si sa: il Partito Democratico è capace di tutto, anche di sbagliare gol a porta vuota.
Comunque qualcuno potrebbe insinuare che questo nervosismo sia dovuto alle recenti primarie svolte in Sardegna, dove il Pd doveva scegliere il proprio candidato per le regionali e in cui i vari gruppi che si scontreranno al Congresso Nazionale si sono un po’ contati. Qualcuno, guardando i risultati, pare ci sia rimasto parecchio male.

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Categorie:Politica

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