Piccole polemiche offresi

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Della lettera che Papa Francesco ha scritto a Repubblica si è detto e si è parlato molto: è stata una risposta ad alcuni editoriali di Scalfari apparsi sul giornale a luglio e ad agosto, e la lettera a sua volta ha avuto delle ulteriori risposte da alcune firme dello stesso giornale. Tra le tante, quella di Elisabetta Addis pubblicata sull’Huffington Post mi ha lasciato un po’ perplesso: che tipo di critica sarebbe?

Si critica perché il Papa parla agli uomini, e la Addis replica che allora a lei di quelle parole non glie ne importa nulla, dato che è donna. Non vorrei offendere nessuno, ma davvero mi sfugge il senso di questa critica, di questa inutile presa di posizione. Davvero la critica verte sull’uso della parola uomo per identificare l’insieme di tutte le persone? E’ davvero questo un problema, come viene scritto, di linguaggio? Perché a me sembra più un problema di lana caprina, come si usa dire: un problema costruito sul nulla. Il rischio è che di questo passo ci ritroveremo a contestare anche la denominazione scientifica della specie umana: chiederanno di specificare fra Homo Sapiens e Domna Sapiens?

Nell’articolo si criticano anche le risposte alla lettera del Papa, ad opera solo di maschi. Scalfari ha risposto perché persona direttamente in causa in questo carteggio a mezzo giornale, gli altri sei che hanno risposto lo avranno fatto (penso) perché sentivano di voler dire qualcosa. Ecco, questo si, magari chiedere un contributo anche ad una firma femminile avrebbe potuto dare un punto di vista un po’ differente verso gli argomenti trattati, ma prima di partire lancia in resta con la polemica, cercherei di capire perché questo non è stato fatto. Non ci ha pensato nessuno? Oppure nessuna era interessata a scrivere una risposta? Repubblica potrebbe chiarire, quanto meno per evitare che questa polemica si espanda come un fuoco incontrollato.

Chiudo pensando se davvero il movimento “Se non ora, quando?” pensa sia questo un problema, mi chiedo se davvero questo uso del termine “uomini” per indicare la totalità delle persone sia così discriminatorio e sessista come afferma la Addis. Come dice lei stessa, alla fine del suo articolo, ci sono molte cose più interessanti da fare e da pensare, e io mi permetto di suggerirne una: evitiamo polemiche pretestuose sui termini. Non credo abbiano tutta questa utilità, se non quella di far apparire un po’ antipatici.

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Categorie:Riflessioni

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