Salvate le correnti

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Ultimo in ordine di tempo è stato proprio Matteo Renzi. Come si può leggere in questo blog, dove è riportato un articolo del Corriere della Sera, ha dichiarato: “Se diverrò segretario rottamerò tutte le correnti”. Qualcuno, un po’ malignamente, ha suggerito che questa rottamazione riguarderebbe tutte le correnti tranne la sua, in una specie di regolamento di conti in cui dopo aver preso il potere, si spazzano via tutti gli avversari.

Ma questa dichiarazione non è isolata, altri hanno parlato della necessità di smantellare le correnti, viatico (a loro dire) per smantellare i piccoli centri di potere che albergano dentro il Pd. Esemplare, in merito, fu il documento sottoscritto tra gli altri da Bersani e Fassina dove, fra le altre cose, si criticavano appunto le correnti. Fa niente si fosse fatto una specie di corrente per creare quel documento programmatico. Voglio pensare che sia stato un piccolo peccato veniale, involontario, perché il contrario sarebbe un po’ grave.

Tornando al punto, ormai tutti guardano alle correnti come ad uno dei mali assoluti del Pd. Ma, politicamente, cos’è una corrente? La Treccani ci da questa risposta:
“Correnti di partito (o assol. correnti), gruppi, variamente denominati, che in seno ai partiti cercano di far prevalere ciascuno un proprio indirizzo politico.”
Insomma, dei gruppi che cercano di far emergere idee, di indicare un percorso politico. Il problema è che spesso queste correnti hanno rappresentato (e rappresentano) dei centri di potere, di spartizione delle poltrone, e non solo dei centri di produzione d’idee. E questo è un male. Ma ha senso, per questo, eliminarle del tutto?

Secondo me no. Secondo me sbaglia chi pensa di rottamarle, di eliminare, di sorpassarle in nome di un’unità d’intenti e di visione in cui ci sarebbe ben poco da guadagnare. Perché dover sopprimere dei gruppi interni ad un partito, dove si coagulano idee simili? Non si rischierebbe un appiattimento della qualità di confronto interna?
Non penso serva ricordare che, anche all’estero, all’interno dei partiti esistono correnti diverse e questo non rappresenta per loro un problema mortale. Durante i congressi ci si scontra, ma alla fine si torna a lavorare tutti insieme per il partito: si proverà al prossimo congresso a far risultare vincente la propria idea.

Si dovrebbe, questo si, scardinare quelle logiche correntizie della spartizione di potere. Si dovrebbe ridimensionare il loro peso come centri di potere, come distributori di incarichi e ricompense, come organizzazione di favori da distribuire a ogni lato, ridando loro lo slancio come unione di persone dalle medesime idee, che producono idee e prospettive per il futuro, lottando nei congressi per farle prevalere. E questo è più un discorso di mentalità di chi compone dette correnti. Si vuole proporre il cambiamento? Si cominci (anche) da qui: più apertura, meno potere, più idee.
Salvate le correnti, salvate le sane contrapposizioni interne.

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Categorie:Politica

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