Le risposte che molti fingono di non sapere

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Avevo scritto qualche giorno fa un post sulle famose “domande che nessuno ha fatto a Marchionne” di un noto giornalista. Sulla per me vacuità di quelle domande ho già avuto modo di dire, oggi vorrei concentrarmi sulle risposte riguardo alcune questioni tecniche che ho trovato sia scartabellando un po’ in rete, sia facendo qualche domanda a qualche “amico”.

Inizio prendendo spunto da questo articolo che parla dei progetti Alfa Romeo sempre annunciati e mai realizzati. Ecco, leggendo questo articolo di Quattroruote si può ben evincere come le strategie siano in realtà ben definite: prossimi modelli solo a trazione posteriore, per la gioia dei tanti che chiedevano questo ritorno alle origini, nuove berline e un suv. Berline che potranno sfruttare il pianale della recente Maserati Ghibli, e suv che sarà sviluppato partendo dal pianale della Jeep Grand Cherokee, un pianale derivato a sua volta dal Mercedes Classe M, insomma un materiale di buona qualità.
Questo dovrebbe anche dare pace a quanti preconizzavano un futuro migliore per Alfa Romeo solo se fosse finita sotto il controllo della Volkswagen: ma lo sanno questi signori che, dovesse mai accadere, dovrebbero dire addio ai progetti di ritorno della loro tanto amata trazione posteriore? Infatti tutti i modelli del Gruppo Vag, compresi quelli premium della Audi, sono o a trazione anteriore o a trazione integrale. Il ritorno alla storia Alfa sarebbe quindi solo un miraggio.

A latere del discorso Alfa Romeo c’è anche il discorso della tanto attesa nuova coupé. Un’intesa è già stata firmata con la Mazda per sviluppare in modo congiunto questa vettura, ma c’è da tenere presente tutti i rischi del caso. Alfa Romeo ha già una coupé sportiva fra le prossime uscite, la 4C, che avrà un costo intorno ai 50/60 mila euro e una tiratura non di massa. Il progetto con Mazda invece dovrebbe essere per un coupé a prezzo abbordabile e dai maggiori volumi di traffico. Un po’ cine l’esperimento provato da Toyota e Subaru, che hanno lanciato rispettivamente la GT86 e la BRZ, unico modello sviluppato insieme e lanciato ad un prezzo molto competitivo: 30.000 euro.
Alle tante voci di soddisfazione su questi modelli, ai tanti “Finalmente!” degli appassionati, non sono però seguiti i numeri di vendita. Come raccontato in questo articolo da gennaio di quest’anno sono state immatricolate solo 123 Toyota e appena 26 Subaru: numeri che hanno fatto apertamente parlare di flop per entrambi i modelli. Un rischio che anche l’accoppiata Fiat-Mazda sta considerando nella loro operazione congiunta.

Ci sono poi le auto elettriche. Da come si può leggere in questo e in quest’altro articolo il Gruppo Fiat-Chrysler resta ancora scettico su queste auto, preferendo spingere sul mercato americano auto equipaggiate con motori diesel di ultima generazione, strategia che pare condivisa dalla stessa Volkswagen. Discorso diverso sarebbe per le ibride, che già oggi godono di un discreto mercato e hanno prezzi abbastanza accessibili: restare indietro in questo settore rischia di creare l’ennesimo ritardo che, in futuro, si potrà difficilmente colmare.
Ci sarebbe da dire che molte Case stanno spingendo in Usa per le auto elettriche anche grazie ai sostanziosi incentivi messi a disposizione dal governo. Questo permette di rendere più abbordabili auto di piccole dimensioni come ad esempio la Mitsubishu i-Miev che, in Italia, hanno un costo di quasi 32.000 euro. Per renderle realmente competitive servirebbe che anche in Europa si proponessero dei robusti incentivi, come quelli ad esempio applicati in Francia: sarebbe una scelta accettabile per quanti gridano allo scandalo ogni volta che vengono proposti degli incentivi per acquistare delle vetture poco inquinanti? Probabilmente i critici di professione troverebbero da ridire anche in quel caso.

Sul discorso dei volumi di produzione del piccolo suv di prossima commercializzazione, ho trovato questo articolo anch’esso confermato da alcune risposte ricevute, che parlano di una produzione globale pari a 280.000 vetture annue, divise fra il modello a marchio Fiat e l’omologo a marchio Jeep. Numeri alti, che sono parzialmente giustificati dal fatto che Melfi sarà inizialmente l’unico sito produttivo, a cui però dovrebbe seguire un secondo sito produttivo negli Stati Uniti.
Questo, per altro, va a confermare anche l’intenzione di aumentare la quota di produzione destinata alle esportazioni, portandola verso la soglia del 20%: Marchionne a questo proposito ha chiesto spesso un aiuto da parte dello Stato per favorire le produzioni destinate all’esportazione, senza mai ricevere proposte concrete. Vedremo nei prossimi mesi come si muoveranno le acque.

Per quanto riguarda i programmi sportivi, nulla si muove. Ci sono i campionati monomarca della Abarth ma sul resto il silenzio è quasi assordante. Avevano una Grande Punto Abarth S2000, vettura in grado di correre anche nei campionati internazionali di rally, ma il progetto è andato a morire dopo aver ottenuto anche risultati importanti.
Sarebbero anche da considerare le gare di durata, dove le macchine migliori sono le Audi e le Peugeot equipaggiate con motori diesel di ultima generazione, motori in cui Fiat eccelle grazie a produzioni all’avanguardia. Perché quindi non mettere a frutto queste conoscenze? Sarebbero vetrine importanti.
Tornando ai rally, oggi nel massimo campionato mondiale si sfidano la Citroen con la Ds3, la Volkswagen con la Polo e la Ford con la Fiesta. E presto arriverà anche la Hyundai con la i20, in uno sbarco che è anche promozionalmente utile all’inarrestabile crescita della Casa asiatica.

Sul tema alleanze, più volte rimarcate dallo stesso Marchionne che prevedeva un futuro in cui sarebbero esistiti solo player in grado di produrre 4/5 milioni di vetture all’anno, si registra il ritorno di interesse verso il Gruppo Psa. Gruppo che sta attraversando una crisi gravissima, peggiore di quella Fiat, e che ha già visto il management francese offrire a GM il controllo dell’intero Gruppo. La Casa americana avrebbe però declinato l’offerta, ufficialmente per le poche garanzie su un possibile piano di riduzione del personale e dei siti produttivi, ma in realtà anche per via delle gravi difficoltà che ancora tengono bloccata la Opel, che dovrebbe poi andare a fondersi col Gruppo Psa. John Elkann ha detto di essere a conoscenza di questa situazione, e di ritenere la Fiat interessata in caso di vantaggiose offerte: questo si traduce con un “siamo ancora interessati a rilevare il gruppo francese, vedremo cosa succederà”. Operazione che non sarà certamente poco dolorosa, visto che la stessa Psa ha già annunciato un piano di ristrutturazione che porterà entro il 2014 a chiudere alcuni stabilimenti in territorio francese, per un totale di quasi 8.000 esuberi. Numeri importanti che portano con se problemi di difficile soluzione, a cui il futuro acquirente dovrà far fronte.

Ci sarebbe poi anche il discorso della condizione di Casa decotta a livello tecnico, detta in riferimento a Chrysler, a cui già ampiamente ho dato risposta precedentemente. A quanto già detto aggiungo soltanto che il pianale della Dodge Charger potrebbe rappresentare un’opportunità per una futura berlina a marchio Alfa Romeo, prospettiva che è allo studio del Gruppo Fiat. Rimarco ancora come considerare decotta un’azienda che può sfruttare materiali Mercedes mi sembra una sonora bestemmia, a meno di non considerare anche la Mercedes come tecnologicamente decotta. Questo però sancirebbe soltanto una cosa: la grandiosa impreparazione di certi giornalisti che pensano di avere le dovute conoscenze per parlare di auto.

Chiudo con uno spunto sulla qualità e affidabilità dei prodotti Fiat, allegando una piccola classifica sull’affidabilità dei motori secondo una classifica di JD Power. Non commento, ve la lascio guardare in pace.
Fatevi voi le eventuali conclusioni.

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Categorie:Motori

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