La fiducia degli italiani

Una volta esistevano delle figure in cui tutti i cittadini di un qualunque piccolo paese si riconoscevano. Persone su cui si riponeva fiducia, a cui ci si rivolgeva con la consapevolezza di poter trovare, se non aiuto, quanto meno conforto. Invece oggi di chi hanno fiducia, o di chi non hanno più fiducia, gli italiani? I soliti sondaggi vengono in nostro aiuto.

Il primo dato è questo:

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Si può vedere come le imprese cooperative godano di una fiducia cresciuta del 18% rispetto al 2008, e superiore del 28% rispetto alle imprese di capitale. E dato che le società cooperative si muovo lungo i principi di mutualità, solidarietà e democrazia, risulta comprensibile come in questa fase la fiducia in loro risulti in aumento.

Su quest’ultimo aspetto si pone anche questa domanda:

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Le caratteristiche future del proprio Paese delineano un po’ gli aspetti su cui si può riporre fiducia per un futuro migliore: in questo senso spicca in testa la richiesta di <strongmeritocrazia, di innovazione e di un maggior numero di giovani al comando. Giovani che vengono richiesti a gran voce non solo perché le generazioni che sono state al potere fino ad oggi hanno clamorosamente fallito, ma anche perché proprio loro possono incarnare quello spirito e quella mentalità di rinnovamento e di innovazione necessarie a far ripartire tutto il Paese. Voce importante anche la caratteristica rispettosa dell’ambiente, segno che le problematiche ambientali ricoprono un elemento importante nella testa delle persone.
Di contro mi fa un po’ pensare vedere la caratteristica solidale dopo in centro classifica, e quella europeista ancora più in basso.

Ma come si sentono oggi gli italiani? Possiamo vederlo qui sotto:

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Siamo principalmente preoccupati per i tanti problemi che si stanno via via accumulando, e delusi, delusi dal non vederne mai risolto nessuno. Fa male leggere come il 18% delle persone sia rassegnato: un campanello d’allarme importante sullo stato di salute di una popolazione che corre il rischio di smettere di sperare, di lottare per un futuro migliore.

E le colpe, dove vengono individuate? Altri due domande ci danno un piccolo quadro di quel che pensano gli italiani:

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I nemici principali vengono indicati negli evasori fiscali e nelle mafie: principalmente a loro vengono imputati i problemi che l’Italia si porta dietro da decenni. A ruota seguono i politici, le banche e i criminali.
Risultano invece in fondo alla classifica i grandi imprenditori, i piccoli imprenditori, i ricchi e l’Unione Europea. Quest’ultima voce probabilmente indica in modo chiaro come gli italiani riconoscano come nemici degli elementi interni al proprio Paese, e non l’Europa, troppo spesso superficialmente attaccata da vari schieramenti politici.

La seconda riguarda chi, in Italia, venga ritenuto più egoista:

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Questa volta a prendersi la vetta della classifica sono banchieri e liberi professionisti. I primi probabilmente a causa della pessima situazione economica e degli ultimi fatti di cronaca, che hanno portato le banche ad esser viste con un occhio molto critico. Sui secondi invece gravano le classifiche dei redditi dichiarati, in cui spesso molti liberi professionisti risultano con redditi inferiori rispetto a generici impiegati, ma con tenori di vita decisamente superiori. In alto si trovano anche i dipendenti della pubblica amministrazione, forse per quell’immaginario comune che li vede godere di non meglio specificati privilegi.
In fondo invece possiamo trovare il grosso di quella che era poi considerata la classe media, ovvero impiegati, operai, artigiani, insegnanti, commercianti e piccoli imprenditori. Quelle categorie che risultano fra le più colpite da questa crisi.

Il quadro generale ci mostra quindi un popolo deluso, a rischio rassegnazione, ma che vivono dentro se la speranza di un domani migliore ad opera dei giovani, quella parte non ancora contaminata dagli errori e dai fallimenti inanellati dalle attuali classi politiche e imprenditoriali. Importante sarà anche la capacità di innovare: molti lo dicono, tanti da anni continuano a metterla al centro della propria proposta di azione, ma quasi nessuno ad oggi ha veramente spinto il pedale dell’innovazione, lasciando questi proposito come lettera morta, facendo progressivamente perdere peso e competitività ad un Paese sempre più asfittico.
Una vera svolta per il futuro passerà inevitabilmente per lo spazzare via tutti gli scheletri e i dinosauri ancora rimasti in vita: sarebbe francamente incomprensibile provare a costruire qualcosa di nuovo coi sistemi vecchi e decaduti di chi per anni ha dimostrato solo il proprio fallimento.

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Categorie:Sondaggi

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